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Pareva, all’alba della rivoluzione
industriale ed energetica, che i problemi che da secoli affliggevano
noi, cari esseri umani, fossero in via di risoluzione, e che tutti i
guazzabugli in cui ci eravamo ficcati in millenni di litigi, di guerre e
di ingiustizie sarebbero dovuti morire,inchinandosi alla forza
inarrestabile del progresso, alla prospettiva di una felicità diffusa,
continuata e garantita per tutti, indiscriminatamente.
Oh, di questa follia fin troppe volte ci
accorgemmo, sfortunatamente, fin troppe volte.
Ma ora sorge un nuovo problema, indipendente
dall’operato dell’uomo,spesso autolesionista ed egoista.
Perché ora, come se non bastasse se stesso,
l’uomo incontra un altro nemico: la terra stessa, colei da cui ricavò
protezione ed esempio,e tutto ciò che ha, perché, nella corsa alla
ricchezza, di pochi, nessuno mai ipotizzò che le risorse della stessa
potessero finire.
Non una volta non diede per scontata la sua
possibilità e il suo “diritto” di abusarne.
Ora c’è la consapevolezza che questo non è,
che l’uomo non ha affatto il controllo sull’universo, sul proprio
destino, ma deve rendere conto a qualcuno, alla Terra, alla Natura,
divinità dimenticata, offesa.
Proprio per questo è tempo di rimediare, di
cercare un modo di continuare a sopravvivere, perché alla fine è quello
il nostro unico scopo, e il tempo di farlo è ORA. Troppo si è rimandato,
e il limite di tempo si va esaurendo, il punto di non ritorno corre
verso di noi, sempre più in fretta. Ma cosa si può fare? Poco,
sfortunatamente; Il problema è che di quel poco non si fa nulla, nel
disinteresse dei potenti, di tutti. Ma anche una goccia, tolta da un
mare di follia autodistruttiva, può rappresentare un qualcosa.
Anche staccare una spina, alzandosi dalla poltrona. |